mercoledì 8 agosto 2007

Perù 2007 - PARTE 9: TOCLLARAJU (6032 metri)

GIORNO 12 – 13

La grande avventura sta per cominciare.
La sveglia porta una buona notizia: il meteo è abbastanza decente da permetterci di partire verso il campo morena del Tocllaraju.
In mezzora prepariamo i nostri zaini e quelli di Joel (il portatore). In circa due ore siamo a quota 5050 metri dove installiamo il campo morena.
Il sole del mattino si trasforma in grandine pomeridiana e poi in fitta neve che ricopre lentamente le nostre tende. Ci impegniamo subito nello sciogliere tonnellate di neve per il mate de coca. Verso le 16 ceniamo tutti nella tenda di Lorenzo e Barbara a lume di fornelletto… tutti tranne Daniele che comincia a non star troppo bene: tachicardia e impossibilità di stabilizzare la respirazione. Poco prima delle 18 non nevica più e si decide di riportare Daniele al rifugio perché ha tutti i sintomi di un virus gastro-intestinale. Partiamo dal campo al tramonto: Amador davanti che fa strada, Daniele in mezzo coi bastoncini da trekking e io dietro col suo zaino. Joel, avvisato via radio da Amador, ci raggiunge poco oltre la metà della discesa con un thermos di mate caldo.
Lasciamo Daniele nelle mani sicure del nostro instancabile e fantastico portatore che lo riporta al rifugio ormai nel buio della sera.
Amador ed io risaliamo l’interminabile morena, con la luce delle pile frontali, fino al campo per tentare di dormire almeno qualche ora prima del tentativo alla vetta del Tocllaraju. Sono quasi le 20 e la sveglia è puntata all’una di notte…il cielo sembra stia stellando e la temperatura scendendo velocemente.
Speriamo in bene.
Barbara e Lorenzo, nel frattempo, ci hanno preparato del mate prevedendo il nostro ritorno.
Sono talmente stanco che mi addormento ancora prima di chiudere la tenda, col risultato che tutto all’interno ghiaccia, dai vestiti agli scarponi.
Alle 00.30 sono già sveglio e so che tra mezzora tutti i miei compagni saranno in piedi e tutto intorno saremo circondati dalla tipica eccitante atmosfera che accompagna la preparazione e precede la partenza per una vetta. In questi trenta minuti preparo lo zaino e i materiali che non sono riuscito a sistemare la sera prima.
Ora sono tutti svegli ed è ora di scaldare il mate del giorno prima per la colazione; inzuppiamo qualche biscotto ed è ormai ora di partire.
Adoro il periodo tra la sveglia e la partenza per una cima; la sveglia ad orari assurdi e poi la mente ancora annebbiata che prende lenta coscienza che una volta partiti il gioco è iniziato davvero. Il momento che precede il fischio d’inizio è sempre il più difficile; chiudo gli occhi e in quel momento sono sicuro che tutto andrà bene, che il buio mi è amico, che i crepacci non sono poi così grossi, che il ripido pendio non ci fermerà e che il freddo è solo una sensazione… non è vero, ma mi convinco sia così. Se si ha anche solo un dubbio vuol dire che è ora di tornare sui propri passi.
Ripenso alla dedica di un amico sul mio diario di viaggio
“Ricordati che il più bravo alpinista del mondo è quello che torna sempre a casa vivo”
Sarà poi vero? Mentre penso a questo dubbio che non ha risposta mi ritrovo imbragato, legato e coi ramponi ai piedi… inconsciamente ho deciso, si va.
Guidati da un cielo incredibilmente stellato risaliamo il lento ghiacciaio solcato da alcuni crepacci. In realtà posso solo intuire ci siano i crepacci perché è tutto buio pesto e si vede pochissimo, il fascio di luce della pila frontale illumina pochi metri e poi di perde nel nulla.
Nel freddo pungente il tempo scorre incredibilmente molto veloce. Siamo nella parte centrale del ghiacciaio caratterizzata da grosse seraccate, ripidi pendii ed enormi crepacci.
La nevicata del giorno prima ha nascosto la traccia e sopra un seracco non si riesce ad intuire la strada giusta; Amador con Barbara proseguono a destra mentre Lorenzo ed io aspettiamo pazientemente mentre il freddo ci mangia le ossa. Trovata la strada ci riuniamo.
Superiamo alcuni tratti impegnativi, sia per la quota che per la pendenza che si aggira intorno ai 50° in neve pessima.
Quando l’alba comincia a rischiarare il mondo siamo ormai a quota 5900, sotto la famosa cupola sommitale. Con Amador come aprivia superiamo due lunghezze di corda a 60° in neve dura perfetta.
Gli ultimi passi ci portano finalmente alla vetta quotata 6032 metri; qui vengo assalito da una stanchezza disarmante. Sento i piedi che mi fanno male per il freddo, come se avessi degli aghi negli scarponi.
Non penso a nulla… ho freddo e non ne posso più di camminare. Non faccio praticamente foto, giusto un paio. Sembra assurdo ma non sono nemmeno felice, vivo in una sorta di apatia emozionale; voglio solo scendere in fretta perché sono sfinito.
Siamo partiti da sette ore ormai e sappiamo che la via del ritorno è lunga.
Con una doppia ci caliamo direttamente nella crepaccia terminale che rimontiamo guadagnando la via di salita.
Al ritorno la luce del sole svela enormi crepacci e seraccate presso i quali passa la via. Ultimi attimi di tensione per superare alcuni impressionanti crepacci e siamo sulla parte piana del ghiacciaio, in vista del campo.
Al campo carichiamo i materiali e ci dividiamo quelli abbandonati da Daniele la sera prima; la discesa dal campo al rifugio è una tortura, sembra non finire mai e, verso la fine, comincia anche a piovere.
Arrivo fuori dal rifugio e mi levo zaino e imbrago, lascio tutto per terra e mi sdraio per terra: sono esausto. Sono sicuro di non aver la forza di volontà nemmeno per rimettere gli scarponi e fare i 20 metri che mi separano dal caldo della cucina. Non so quanto tempo passa, forse dormo persino qualche minuto; alla fine prendo le mie cose ed entro. La prima cosa che faccio è bere, la sete mi ha torturato tutto il giorno; poi salgo a vedere Daniele come sta e scendo in cucina per mangiare un piatto di pasta.
Visto che Daniele non è salito ho portato una sua piccozza sulla vetta… spero gli abbia fatto piacere.


DISLIVELLO PRIMO GIORNO
+700 metri circa
DISLIVELLO SECONDO GIORNO
+1000 metri circa; -1700 metri circa
DIFFICOLTA'
D; 60° e crepacci
TEMPI
rifugio Ishinca – campo morena: 2 ore circa
campo morena - vetta Tocllaraju: 7.00 ore circa
vetta Tocllaraju – rifugio Ishinca: 6.00 ore circa



La via di salita al Tocllaraju



Crepacci



Tocllaraju nascosto dalle nuvole



Campo Morena quota 5050 metri circa



Le nostre tende



Il Tocllaraju si mostra finalmente



Laguna sotto il campo



Ishinca e Ranrapalca... stupendo



Shottolo



Bisogna pur passare il tempo in qualche modo...



Ultima foto a mezzobusto del Foppa



L'alba... siamo ormai quasi in vetta



Fungo sommitale



Risalendo il fungo



Vetta!!! Quota 6032 metri



Pallcaraju



Traccia di salita



Lorenzo ormai fuori dal difficile



Uno dei tratti più impegnativi



Ciaociao bestione, alla prossima!



Il tratto piano del ghiacciaio



Mistero... potrebbe essere l'Akilpo ma non ne sono sicuro

1 commento:

freerider ha detto...

Complimenti!
Bella montagna!