Non ho ancora visto come è stato impaginato e se il mio testo è arrivato integrale in fondo all'iter di pubblicazione, ma spero di si ;)
domenica 13 luglio 2008
Annuario CAI Bergamo 2007
Non ho ancora visto come è stato impaginato e se il mio testo è arrivato integrale in fondo all'iter di pubblicazione, ma spero di si ;)
mercoledì 8 agosto 2007
Perù 2007 - PARTE 12: RITORNO A CASA E CONCLUSIONI
Oggi è il giorno in cui si fanno i bagagli perché si torna, purtroppo, a Lima.
Sveglia, doccia, colazione e gli ultimi quattro passi a Marcarà. Pranziamo alla casa delle guide e iniziano i consueti addii con relativo scambio di indirizzi.
Nel pomeriggio ci facciamo depositare dal taxi al terminal del bus di Huaraz dove molliamo i nostri enormi bagagli per muoverci per la città più liberamente.
Il resto del pomeriggio se ne va girovagando persi. Cena a base di carne e, verso le 22, ci infiliamo sul bus per Lima. La notte passa molto lentamente tra una buca e una curva.
Al risveglio vediamo una Lima che sonnecchia sotto il suo cielo eternamente grigio; tanti uffici oggi sono chiusi per la festa patria.
Arriviamo all’alba alla casa dove siamo ospiti, giusto in tempo per tornare a letto qualche ora visto il viaggio devastante in bus.
Per pranzo torniamo da Mister Lemon dove ci concediamo del fantastico pesce, molto molto buono. Pieni come botti facciamo una visita al mercato artigianale (e molto turistico) di Miraflores dove spendiamo gli ultimi soles rimasti.
Cena alla casa e qualche ora di sonno prima che suoni la nostra ultima sveglia in Perù; alle 4.30 un taxi ci porterà all’aeroporto.
Questa volta riusciamo a prendere la coincidenza ad Atlanta senza le corse dell’andata e, tutto sommato, il viaggio passa anche abbastanza in fretta, forse perché il secondo volo lo facciamo di notte.
Strana la sensazione di ritornare in Italia… siamo stanchi e assonnati. Penso proprio che abbiamo bisogno di un periodo di riposo.

Cordillera Negra

Da Marcarà a Huaraz


Da Marcarà a Huaraz



Huaraz


Vista dal Caffè Andino

Bambini di Huaraz


Mercato scoperto

Sempre dal Caffè Andino





Caffè Andino

Tramonto



Huaraz
CONCLUSIONI
E’ passato parecchio tempo da quando ho cominciato a scrivere questo racconto e tante giornate si sono susseguite ognuna ridandomi un pezzetto di forza.
Il viaggio in Perù mi aveva levato molte forze fisiche, sono tornato in Italia stanco e bisognoso di riposo. Ora che ho recuperato completamente posso tirare le somme della spedizione.
A livello tecnico sono felice che tutto sia andato bene, a parte qualche piccolo intoppo che non ha, fortunatamente, snaturato il significato e il senso del viaggio.
Per la prima volta sono stato a quote così alte e, in questo caso, il mio fisico ha risposto abbastanza bene ed è, spero, una conferma che sto fisicamente bene… pancetta a parte.
Tutta l’ansia per organizzare è svanita una volta messo piede a Lima e scoperto come si vive in America Latina: poca ansia e molto “chi vivrà vedrà”.
Il viaggio è stato coronato ovviamente dalla cima del Tocllaraju che ci ha impegnato tutti, nessuno escluso; anche Daniele che non è potuto venire oltre il campo morena ha partecipato attivamente ed entusiasticamente alla preparazione del tentativo alla vetta.
Nel complesso sono felice di come è andata la spedizione e se tutto è andato bene lo devo anche ai compagni di viaggio che si sono rivelati ottimi. Complimenti quindi a tutti!
Emotivamente sono tornato cambiato, è impossibile visitare certi posti e rimanere insensibili di fronte a quello che ti circonda.
L’idea di appoggiarsi all’OMG si è confermata, più volte durante il viaggio, una scelta giusta per portare dei soldi nei posti in cui servono realmente.
Il tempo passa e la mia mente è già rivolta ad un’altra avventura… chi sa dove mi porterà la voglia di aria sottile?
Perù 2007 - PARTE 11: SHOTTOLO NON STA BENE E RINUNCIA AL PISCO
Oggi giornata di riposo. A pranzo andiamo a Huaraz con Amador e Joel cui offriamo il pranzo come segno di gratitudine per tutta l’attenzione che ci ha dedicato quando eravamo al rifugio Ishinca.
Nel pomeriggio ci lanciamo nella spesa di souvenir e piccoli regali da portare in Italia; due ore di intense trattative coi negozianti del mercato artigianale ci sfiancano.
Scopriamo che oggi è il 150esimo anniversario dell’indipendenza della regione di Ancash (o almeno così capiamo). Per le strade sfilano centinaia di persone vestite degli abiti tradizionali e coloratissimi, tutti diversi in base alla zona di appartenenza. Peccato aver lasciato a Marcarà la macchina fotografica!
Dopo la cena alla casa delle guide, Lorenzo ed io andiamo all’internet point per mandare news dal sudamerica; poco dopo tutti a nanna.
L’idea per il giorno dopo è di visitare le rovine di Chavin che si trovano a circa quattro ore di taxi da Marcarà.
La sveglia porta una brutta notizia: mentre Daniele migliora a vista d’occhio io comincio a star male.
Mentre gli altri si smazzano le quattro ore di macchina per Chavin io preferisco rimanere in zona. Con Cesare e Gianluca decidiamo di visitare un canyon vicino Caraz.
Oggi scopro che il collectivo va bene per piccole distanze, ma per far più di un’ora di strada diventa un supplizio.
Arrivati a Caraz assistiamo ad una piccola parte dei festeggiamenti per il 150esimo della fondazione della provincia.
Preso un taxi facciamo il giretto al canyon e poi rientriamo a Caraz dove, con 5 soles a testa, pranziamo con: brodo di pollo con farro, coscia di pollo con riso e cipolle e, per dessert, succo di frutta non ben identificato.
Nel canyon è presente una centrale elettrica piccolissima che, da sola, fornisce tutta l’energia elettrica per la valle.
Un’altra ora di minibus e siamo a Marcarà. Per la cena andiamo con Amador in un ristorante tipico (e deserto) dove proviamo il pachamanca; questo piatto è costituito da tre pezzi di carne (pollo, maiale e mucca) con patate (dolci e normali), una pannocchia e qualche altra roba strana, il tutto avvolto in lunghe foglie e cotto nella cenere.
La tradizione vuole che il pachamanca venga accompagnato dall’inca kola, ma noi facciamo i furbi e ordiniamo cusquena.
Per domani resta qualche dubbio; molto probabilmente, se non ci saranno miglioramenti, non partirò con gli altri verso il rifugio Perù, ma resterò alla casa delle guide a cazzeggiare in attesa del rientro dei soci dal Pisco.
Dicono che la notte porta consiglio ed effettivamente la mattina non ho dubbi: non parto con gli altri.
Visto che non ci sono stati miglioramenti decido che è ora di prendere l’antibiotico.
Passo la giornata a letto, con la febbre, sonnecchiando e leggendo un pessimo libro.
Gli altri salgono al rifugio per tentare la vetta del Pisco; tutti tranne Daniele che sale senza materiale perché non sta ancora bene.
Se tutto va bene proveranno a scendere già domani, saltando una notte al rifugio.
La notte passa abbastanza bene e mi regalo un’altra giornata di riposo.
L’antibiotico sta, pian piano, facendo effetto e mi sento meglio.
Nel pomeriggio si mette a piovere, proprio quando mi ero deciso ad uscire per far due passi e qualche foto… peccato.
Verso cena rientrano gli altri: Barbara e Lorenzo sono arrivati in vetta al Pisco senza intoppi.
La parte alpinistica del viaggio è ormai finita e ci restano ancora due giorni di relax prima di rientrare.
Probabilmente andremo a Huaraz a perdere un po’ di tempo per poi infilarci sul pullman che ci porterà a Lima.
Un po’ mi spiace per aver saltato il Pisco, ma ammetto che rinunciarci è stata la scelta giusta… ora ho un motivo in più per tornare in Perù.
Come previsto gli ultimi giorni li passiamo a Huaraz cazzeggiando. Ci concediamo abbondanti pranzi innaffiati da birra e Pisco Sour (liquore Pisco, succo di lime e bianco d’uovo). Ottimi i caffè e le torte del Cafè Andino; ci sentiamo un po’ a casa con quell’arredamento occidentale, i divani e le mille riviste sparse ovunque.
Dopo la consueta cena alla casa delle guide ce ne andiamo al bar per l’ultima Cusquena, domani è il giorno dei bagagli… sento un po’ di malinconia che mi entra nelle ossa, ma passerà.
Qualche foto del Canyon



Perù 2007 - PARTE 10: DANIELE NON STA BENE – RITORNO A MARCARA’
Siamo appena tornati dal Tocllaraju e al rifugio scopriamo che Daniele sta meglio, ma non troppo. Decide che preferisce scendere a Marcarà un giorno prima di noi. Tra mille avventure, un viaggio inverosimile a cavallo e taxi persi riuscirà ad arrivare a destinazione solo alle 4 del mattino.
Lorenzo, Barbara, Amador ed io ci regaliamo ancora una notte in rifugio e l’ultima abbondante colazione. Con un po’ di malinconia prepariamo gli zaini per il ritorno a valle. Un paio di foto con i fantastici rifugisti dell’Ishinca e siamo già sul sentiero di ritorno.
Pian piano ci lasciamo alle spalle i colossi di ghiaccio e veniamo inondati dai caldi colori della Cordillera Negra; qui la temperatura si alza notevolmente e ci sentiamo un po’ come se stessimo tornando a casa.
Mentre a Pashpa carichiamo i bagagli sul taxi ne approfitto per fare un paio di foto ai bambini che, incuriositi, si avvicinano a noi; diamo loro i nostri ultimi biscotti e dolcetti e sembrano felici.
Arrivati a Marcarà nel primo pomeriggio riallacciamo i contatti col vecchio continente con qualche tecnologica email e telefonata. Ritroviamo un Daniele rinato, sicuramente scendere di quota l’ha aiutato a recuperare. La giornata passa con un po’ di riposo e cazzeggio vario.

Foto ricordo coi rifugisti

Mitica cuoca!!!

Tocllaraju

Valle Ishinca e Tocllaraju sullo sfondo

Urus

Mucche cazzeggianti

Harriero

Harriero

Tzuntapampa

Contadina

Eucalipti

Contadini a Pashpa

Sulla piazza del paese

Bimbo sulla piazza

Bambini di Pashpa

La bambina più bella del mondo

Piazza di Pashpa

Cordillera Negra

Scendendo col taxi

Due lavorano, gli altri guardano
Perù 2007 - PARTE 9: TOCLLARAJU (6032 metri)
La grande avventura sta per cominciare.
La sveglia porta una buona notizia: il meteo è abbastanza decente da permetterci di partire verso il campo morena del Tocllaraju.
In mezzora prepariamo i nostri zaini e quelli di Joel (il portatore). In circa due ore siamo a quota 5050 metri dove installiamo il campo morena.
Il sole del mattino si trasforma in grandine pomeridiana e poi in fitta neve che ricopre lentamente le nostre tende. Ci impegniamo subito nello sciogliere tonnellate di neve per il mate de coca. Verso le 16 ceniamo tutti nella tenda di Lorenzo e Barbara a lume di fornelletto… tutti tranne Daniele che comincia a non star troppo bene: tachicardia e impossibilità di stabilizzare la respirazione. Poco prima delle 18 non nevica più e si decide di riportare Daniele al rifugio perché ha tutti i sintomi di un virus gastro-intestinale. Partiamo dal campo al tramonto: Amador davanti che fa strada, Daniele in mezzo coi bastoncini da trekking e io dietro col suo zaino. Joel, avvisato via radio da Amador, ci raggiunge poco oltre la metà della discesa con un thermos di mate caldo.
Lasciamo Daniele nelle mani sicure del nostro instancabile e fantastico portatore che lo riporta al rifugio ormai nel buio della sera.
Amador ed io risaliamo l’interminabile morena, con la luce delle pile frontali, fino al campo per tentare di dormire almeno qualche ora prima del tentativo alla vetta del Tocllaraju. Sono quasi le 20 e la sveglia è puntata all’una di notte…il cielo sembra stia stellando e la temperatura scendendo velocemente.
Speriamo in bene.
Barbara e Lorenzo, nel frattempo, ci hanno preparato del mate prevedendo il nostro ritorno.
Sono talmente stanco che mi addormento ancora prima di chiudere la tenda, col risultato che tutto all’interno ghiaccia, dai vestiti agli scarponi.
Alle 00.30 sono già sveglio e so che tra mezzora tutti i miei compagni saranno in piedi e tutto intorno saremo circondati dalla tipica eccitante atmosfera che accompagna la preparazione e precede la partenza per una vetta. In questi trenta minuti preparo lo zaino e i materiali che non sono riuscito a sistemare la sera prima.
Ora sono tutti svegli ed è ora di scaldare il mate del giorno prima per la colazione; inzuppiamo qualche biscotto ed è ormai ora di partire.
Adoro il periodo tra la sveglia e la partenza per una cima; la sveglia ad orari assurdi e poi la mente ancora annebbiata che prende lenta coscienza che una volta partiti il gioco è iniziato davvero. Il momento che precede il fischio d’inizio è sempre il più difficile; chiudo gli occhi e in quel momento sono sicuro che tutto andrà bene, che il buio mi è amico, che i crepacci non sono poi così grossi, che il ripido pendio non ci fermerà e che il freddo è solo una sensazione… non è vero, ma mi convinco sia così. Se si ha anche solo un dubbio vuol dire che è ora di tornare sui propri passi.
Ripenso alla dedica di un amico sul mio diario di viaggio
“Ricordati che il più bravo alpinista del mondo è quello che torna sempre a casa vivo”
Sarà poi vero? Mentre penso a questo dubbio che non ha risposta mi ritrovo imbragato, legato e coi ramponi ai piedi… inconsciamente ho deciso, si va.
Guidati da un cielo incredibilmente stellato risaliamo il lento ghiacciaio solcato da alcuni crepacci. In realtà posso solo intuire ci siano i crepacci perché è tutto buio pesto e si vede pochissimo, il fascio di luce della pila frontale illumina pochi metri e poi di perde nel nulla.
Nel freddo pungente il tempo scorre incredibilmente molto veloce. Siamo nella parte centrale del ghiacciaio caratterizzata da grosse seraccate, ripidi pendii ed enormi crepacci.
La nevicata del giorno prima ha nascosto la traccia e sopra un seracco non si riesce ad intuire la strada giusta; Amador con Barbara proseguono a destra mentre Lorenzo ed io aspettiamo pazientemente mentre il freddo ci mangia le ossa. Trovata la strada ci riuniamo.
Superiamo alcuni tratti impegnativi, sia per la quota che per la pendenza che si aggira intorno ai 50° in neve pessima.
Quando l’alba comincia a rischiarare il mondo siamo ormai a quota 5900, sotto la famosa cupola sommitale. Con Amador come aprivia superiamo due lunghezze di corda a 60° in neve dura perfetta.
Gli ultimi passi ci portano finalmente alla vetta quotata 6032 metri; qui vengo assalito da una stanchezza disarmante. Sento i piedi che mi fanno male per il freddo, come se avessi degli aghi negli scarponi.
Non penso a nulla… ho freddo e non ne posso più di camminare. Non faccio praticamente foto, giusto un paio. Sembra assurdo ma non sono nemmeno felice, vivo in una sorta di apatia emozionale; voglio solo scendere in fretta perché sono sfinito.
Siamo partiti da sette ore ormai e sappiamo che la via del ritorno è lunga.
Con una doppia ci caliamo direttamente nella crepaccia terminale che rimontiamo guadagnando la via di salita.
Al ritorno la luce del sole svela enormi crepacci e seraccate presso i quali passa la via. Ultimi attimi di tensione per superare alcuni impressionanti crepacci e siamo sulla parte piana del ghiacciaio, in vista del campo.
Al campo carichiamo i materiali e ci dividiamo quelli abbandonati da Daniele la sera prima; la discesa dal campo al rifugio è una tortura, sembra non finire mai e, verso la fine, comincia anche a piovere.
Arrivo fuori dal rifugio e mi levo zaino e imbrago, lascio tutto per terra e mi sdraio per terra: sono esausto. Sono sicuro di non aver la forza di volontà nemmeno per rimettere gli scarponi e fare i 20 metri che mi separano dal caldo della cucina. Non so quanto tempo passa, forse dormo persino qualche minuto; alla fine prendo le mie cose ed entro. La prima cosa che faccio è bere, la sete mi ha torturato tutto il giorno; poi salgo a vedere Daniele come sta e scendo in cucina per mangiare un piatto di pasta.
Visto che Daniele non è salito ho portato una sua piccozza sulla vetta… spero gli abbia fatto piacere.
DISLIVELLO PRIMO GIORNO
+700 metri circa
DISLIVELLO SECONDO GIORNO
+1000 metri circa; -1700 metri circa
DIFFICOLTA'
D; 60° e crepacci
TEMPI
rifugio Ishinca – campo morena: 2 ore circa
campo morena - vetta Tocllaraju: 7.00 ore circa
vetta Tocllaraju – rifugio Ishinca: 6.00 ore circa

La via di salita al Tocllaraju

Crepacci

Tocllaraju nascosto dalle nuvole

Campo Morena quota 5050 metri circa

Le nostre tende

Il Tocllaraju si mostra finalmente

Laguna sotto il campo

Ishinca e Ranrapalca... stupendo

Shottolo

Bisogna pur passare il tempo in qualche modo...

Ultima foto a mezzobusto del Foppa

L'alba... siamo ormai quasi in vetta

Fungo sommitale

Risalendo il fungo

Vetta!!! Quota 6032 metri

Pallcaraju

Traccia di salita

Lorenzo ormai fuori dal difficile

Uno dei tratti più impegnativi

Ciaociao bestione, alla prossima!

Il tratto piano del ghiacciaio

Mistero... potrebbe essere l'Akilpo ma non ne sono sicuro